Guess What #9: contraffazione? E adesso chi lo dice a Imelda?

Mia madre da piccola mi chiamava Imelda Marcos…..che, come sapete, è una politica filippina, vedova dell’ex presidente delle Filippine Ferdinand Marcos, e nota ai più per la sua irrefrenabile passione per le scarpe (il suo guardaroba ne conterebbe un largo circa di 2700), passione che io e Imelda condividiamo praticamente da sempre (seppur in scala decisamente minore).

Nonostante la mia altezza suggerisca l’utilizzo di un tacco 12 (at least), tra le mie scarpe preferite ci sono le sneakers, di qualsiasi tipo, foggia, colore; per questo oggi ho deciso di dedicare qualche riga per celebrare una start-up della Silicon Valley (dove se no?) che ha messo a punto un nuovo metodo per verificare l’autenticità di sneaker di fascia alta.

Le etichette, si sa, possono essere facilmente contraffatte ma se invece la sneaker avesse uno smart tag con un chip associato a una chiave crittografata e memorizzata su Ethereum, le possibilità di contraffazione scenderebbero vertiginosamente fino a schiantarsi a livello 0.

L’acquirente scaricando sul proprio telefono un app potrebbe scansionare il tag e verificare l’autenticità delle sneakers. La start-up che ha lanciato la tecnologia si chiama Chronicled ed il primo a volerla utilizzare è stato il paladino delle sneakers d’autore Dan Gamache (Mache Custom) che ha lanciato una collezione di sneakersmart tag munite” in onore di Kanye West e di sua figlia.

Se considerate che il mercato mondiale delle contraffazioni è stimato in 470 miliardi di dollari all’anno, Chronicled rischia di aver portato sul mercato un’invenzione che può rivelarsi davvero disruptive……però adesso mi viene un dubbio…… ma siamo davvero sicuri che le 2700 paia di scarpe di Imelda fossero tutte originali?

Emanuela Campari Bernacchi

Guess What #8: se la password è per sempre

Immaginate di essere i soli a conoscere la password di una delle più importanti piattaforme di exchange di criptovalute del vostro paese. Immaginate (per quanto doloroso) che un giorno passiate a miglior vita portandovi dietro tutti i segreti che avete gelosamente custodito fino a quel momento. Tra quei segreti c’era anche la password per accedere alla exchange, il tesoretto multi milionario di cui andavate piuttosto fieri ma, soprattutto, di cui andavano fieri i vostri investitori.

Beh… la realtà spesso supera l’immaginazione e lo scorso dicembre Gerald Cotten, trentenne leader visionario e fondatore dell’Exchange Quadriga CX è improvvisamente mancato per le complicazioni del morbo di Crohn di cui soffriva da anni.

Quadriga CX era la cassaforte in exchange di un tesoretto che contava un largo circa di 150 milioni di dollari in criptovalute (si andava da Ethereum a Bitcoin, Bitcoin Cash, Bitcoin Gold e Bitcoin SV). E come tutti i tesori che davvero si rispettano l’accesso era volutamente super safe e prevedeva, a protezione maxima, che l’ultimo accesso potesse avvenire solo ed esclusivamente dal computer di Cotten con una password che solo lui conosceva.

La vicenda è rimbalzata su tutte le agenzie di stampa e in molti ne hanno scritto; in realtà al di là della prematura scomparsa di Cotten e del tesoretto che – in assenza di password – si è portato dietro, la vicenda colpisce per le sue tinte fosche.

La morte di Cotten è avvolta dal mistero e da circostanze poco chiare ed è questa la ragione per la quale una serie di miscredenti lo danno invece, più in forma che mai, a godersi da solo il tesoretto mentre gli investitori beffati piangono sui loro compianti depositi in cripto. Insomma da un lato ci auguriamo che il trentenne boss delle cripto stia davvero fantasticando sul suo futuro in qualche isola caraibica che non prevede l’estradizione, ma dall’altro lato, se invece fosse davvero “andato” per sempre, la tentazione di suggerire a chi legge: “sussurrate sempre a vostra moglie o marito, delicatamente, in un orecchio la password” è tanta!

Emanuela Campari Bernacchi

 

 

 

Guess What #7: un Fintech thriller

La storia è tanto angosciosa quanto bizzarra. La moglie del miliardario norvegese Tom Hagen, è stata rapita nella sua dimora a est di Oslo. Il rapimento risale allo scorso 31 ottobre ma la notizia è stata divulgata solo recentemente per non suscitare clamore mediatico e nella speranza di trovare la Signora Anne-Elisabeth Falkevik Hagen in buone condizioni di salute (ed è quello che si augura fortemente chi scrive).

Un rapimento è certo un evento assai preoccupante, soprattutto in Norvegia dove la criminalità è tecnicamente ridotta all’osso, ma la cosa più curiosa è che sia stato chiesto un riscatto da 9 milioni di euro da pagare, udite udite, con la criptovaluta “Monero”. Ma non solo, dalle notizie di stampa, i rapitori e la famiglia della signora Hagen (e ovviamente la polizia) avrebbero avuto contatti solo ed esclusivamente attraverso una piattaforma digitale. In questa storia ci sono tutti gli ingredienti di un Fintech Thriller: un rapimento, una DLT e delle criptovalute. In un mondo dove, come giustamente sottolinea Mattia Valdinoci nel suo articolo, è necessario superare l’idea che per innovare i sistemi di pagamento si debba passare attraverso l’utilizzo della criptovaluta, c’è invece chi risuscita la criptovaluta per affari illeciti, ed ancora chi assume che il signor Hagen sia in possesso di un soft wallet e sia solito scambiare Monero. Una cosa è certa, il Signor Hagen è costretto ora a cavalcare l’onda del Fintech per salvare la vita alla moglie.

E nessuno più di chi scrive sarebbe felice di sapere che quella tecnologia DLT attraverso cui avvengono gli scambi con i rapitori, sia la stessa che più prima che dopo, ed indipendentemente dall’accredito di Monero su un wallet, sia in grado di tracciare (e quindi colpire) i responsabili di tutto questo!

Emanuela Campari Bernacchi

Guess What #6: Il lavoro “tra le nuvole”

Da quasi due mesi ho avuto la grande opportunità di iniziare una nuova avventura come direttore di ItaliaFintech, l’associazione che promuove le tecnologie finanziarie in Italia per creare un impatto positivo sul Paese, le famiglie e le imprese.

Visto il nuovo impegno e la dinamicità del lavoro ho iniziato a strutturarmi con una serie di strumenti interamente digitali che mi permettono di essere operativa grazie ad un solo computer e alla connessione internet.

Infatti, per me la libertà di viaggiare e incontrare persone guardandole negli occhi rimane una priorità. Spiegare e raccontare di innovazione non può prescindere dal contatto umano, ma gli strumenti digitali ci possono aiutare a farlo in modo più organizzato e senza rinunciare a tempo prezioso per occuparci delle mansioni di tutti i giorni.

Quindi nonostante pur troppo il mio cellulare abbia sempre troppe notifiche che campeggiano in rosso sullo schermo, ho pensato di scrivere questa breve rassegna degli strumenti cui non saprei rinunciare.

1. Cuffie dotate di noise canceling

Quando mi sono state regalate a natale scorso non pensavo sarebbero diventate il mio migliore amico in ogni viaggio, luogo di lavoro e in generale ogni volta che ho bisogno di concentrazione. Super consigliatissime soprattutto quando devi lavorare in aereo, treno e specialmente ogni volta in cui (come ora) dividi lo scomparto con una classe delle scuole medie in gita scolastica!

2. Google Chrome

Credo nessun browser regga il confronto. Ho una sfilza di plugin che mi permettono di avere praticamente tutto quello che mi serve in una sola applicazione. I miei preferiti sono:

Toby – mi permette di salvare i preferiti e trovarli appena riapro la pagina iniziale di chrome. Creo raccolte tematiche e posso letteralmente riaprire intere selezioni di contenuti con un click. Le mie raccolte sono divise per tipologia di attività da svolgere. Da update e news, a strumenti per la gestione del sito web a social media, in un click una nuova schermata di lavoro e una nuova attività. Non so voi ma odio profondamente avere 800 tab aperte. Così posso chiuderle essendo sicura di non perdere informazioni o link che altrimenti andrebbero persi nella cronologia o nei preferiti (che poi diciamocelo io nei preferiti finivo sempre ad avere un po’ di entropia…)

Weava Highliter – Uno strumento secondo me indispensabile per chi sta disperatamente cercando, come me, di non stampare più quintali di carta inutilmente. Con questo plugin si possono evidenziare parti di testo assegnando delle etichette che ti permettono in un colpo d’occhio di ritrovare pensieri e riferimenti delle varie pagine web e pdf su cui si sta lavorando.

Grammarly – Quando si passa spesso a scrivere dall’inglese all’italiano grammarly è un vero e proprio toccasana. Monitora la scrittura e ti consiglia termini e corregge errori di vario tipo (non solo battitura ma anche di senso e struttura della frase). Ha un editor che assomiglia molto a medium per lavorare in un ambiente dedicato, ma si integra con tutte le attività di chrome, anche ad esempio con gmail. Così quando vedo il tratteggiato rosso o giallo sotto a una parola o una frase so che il mio interlocutore potrebbe beneficiare di qualche correzione – gentilmente fornita dal plugin.

Play.ht – Vi è mai successo di vedere un articolo e pensare che lo leggereste volentieri, ma che se solo fosse un podcast vi piacerebbe un po’ di più? Ecco con Play.ht il mio abbonamento al NYTimes ha svoltato. Selezioni il testo e premi il tasto play ed ecco che una voce legge il testo per voi e potete anche per un secondo togliere gli occhi dallo schermo – senza perdere l’attenzione però mi raccomando!

Ghostery – un tool che ti aiuta a pensare molto ai dati che stai comunicando col mondo. é un tracciatore che ti mostra i cookies e i vari sistemi di tracciamento che si sono attivati durante la navigazione e permette di disattivarli e attivarli in modo selettivo. W la consapevolezza, quantomeno.

3. Google Drive e Inbox

Google drive è uno stile di vita. Un unico repository di informazioni, documenti, che ti permette di accedere velocemente, creare presentazioni e fogli di calcolo, inviare tutto via email o lavorare con altri sulla piattaforma. Credo davvero di non aprire la suite di Office da mesi grazie a Drive. Anche le customizzazioni dei template sono ora del tutto competitive. Se poi non bastassero i temi disponibili, SlideCarnival offre una selezione gratuita veramente interessante. Poi vogliamo parlare di quanto sia impagabile inviare la presentazione piena di immagini in un link invece di dover riempire di allegati ogni email?

Pur troppo a fine anno Inbox di Gmail sparirà, con mia grande tristezza. Il client di Gmail, che da anni era disponibile solo su richiesta, è il mio migliore amico. Crea autonomamente delle speciali cartelle per i viaggi, raggruppando voli, treni, prenotazioni, ristoranti, hotel. Spero almeno questa funzionalità passi presto a Gmail. Anche perché altrimenti dovrò re-imparare come non perdere treni e aerei e come ritrovare nella corrispondenza l’email con l’indirizzo dell’hotel che ho prenotato distrattamente settimane prima.

4. Calendly

Calendly è la svolta quando si devono incontrare molte persone. Ho provato i sistemi che si integrano con l’email e da “assistenti virtuali” ti aiutano a trovare il momento più giusto per le agende dei partecipanti. Tuttavia ancora non mi sento Ironman e non amo vedere uno scambio di email con un assistente artificiale. Meglio, per ora, una app semplice e intuitiva che permette all’interlocutore di accedere a una schermata e selezionare lui stesso il momento preferito tra le disponibilità. Questo richiede un buon livello di update dell’agenda, ma ne vale completamente la pena quando riesci a fissare un incontro in un click.

4. Trello

Il mondo si divide tra persone che amano e che odiano trello. Io come si sarà intuito lo amo alla follia. è un tool che permette di creare bacheche di lavoro nelle quali inserire delle schede che corrispondono alle attività. Un po’ come quando apri l’agenda al lunedì e fai l’elenco delle cose da fare, trello permette una completa flessibilità anche di approfondimento delle attività da svolgere. Puoi descrivere gli step o solo aggiungere un titolo, spostare tra le diverse fasi di attività, assegnare priorità, integrare con il calendario e con l’email. Così in uno sguardo posso verificare le cose da fare e anche quell’email che stava finendo tra le pieghe della mia mente trova tempo per una risposta.

E voi, quali strumenti utilizzate? Avete altri preferiti o consigli di altre funzionalità che vi semplificano la vita per dedicare più tempo possibile alle persone e meno alle attività ripetitive?

Perché alla fine la tecnologia è questo, essere più liberi di parlare e incontrare, grazie a strumenti che ci semplificano la vita.

Marta Ghiglioni

Guess What #5: Vivere in blockchain…… a Utopia si può!

Non avrei mai pensato di poter scrivere un articolo del genere. Nel leggere la notizia mi sono sentita catapultata in Truman Show, ve lo ricordate?

Beh ora non siamo in Truman Show ma a Utopia, sogno proibito dell’avvocato milionario Jeffrey Berns. Il nostro Jeffrey, avvocato specializzato in class action, è diventato milionario comprando su Ethereum gli Ether appunto, in una vendita nel 2015, dopo averli rivenduti ha aumentato notevolmente le sue finanze che oggi vuole utilizzare per sviluppare la prima comunità futurista della storia del mondo. Utopia, così si chiamerà la community, si estenderà nel bel mezzo del deserto del Nevada e sarà basata sulla tecnologia blockchain. Naturalmente su Ethereum che ne costituirà l’ingrediente fondamentale. Tutti i cittadini di Utopia avranno un indirizzo Ethereum che utilizzeranno, tra le altre cose, per votare le piccole e grandi riforme di Utopia e per raccogliere dati di ogni tipo. Berns è convinto che attraverso l’utilizzo della tecnologia e delle criptovalute si possano costruire community in grado di aiutarci a vivere in un mondo migliore.

Se l’esperimento dovesse funzionare suggerirei un’Utopia anche da noi, ma penso che rimarrebbe, purtroppo, con la u minuscola, pura utopia!

Emanuela Campari Bernacchi

Guess What #4: Il tempo è denaro, scambialo in blockchain

Nel mio Guess What #3 vi anticipavo il contenuto del mio Guess What di oggi. Ecco, ci siamo…parliamo di come si possa monetizzare in blockchain anche il proprio tempo. Ci ha pensato un c.d. techie, Evan Prodromou, che ha pensato di coniare il proprio tempo direttamente su una cryptovaluta, appunto il c.d. Evancoin. Il techie imprenditore (ha fondato Wikitravel ed è uno dei fondatori di fuzzy.ai) è subissato di richieste di giovani start-upper che chiedono anche solo mezz’ora del suo tempo per valutare la bontà o meno dei loro progetti. Perché quindi non mettere a frutto il tempo? Detto, fatto, Evan ha quindi lanciato la sua ICO, dal primo ottobre è possibile scambiare gli Evancoin che ti danno diritto a un po’ del suo tempo.

Gli Evancoin, al pari di qualsiasi valuta, acquistano valore o perdono di valore a seconda di quanti richiedono la sua attenzione, il suo tempo e, a seconda di quanti Evancoin sono in circolazione. Attualmente un Evancoin è valutato circa 45 dollari, certo, la cifra è molto al di sotto del rate orario che Evan applica ai clienti per una sua consulenza, ma il mercato delle crypto è ancora parecchio acerbo e, con il tempo (lo stesso che Evan vende in blockchain) si spera che la cryptocurrency acquisti valore.

Attenzione, il tempo che Evan scambia in blockchain ha a che fare con la sua giornata lavorativa, il tempo per la famiglia e per gli affetti non è in vendita, nemmeno in blockchain.

Emanuela Campari Bernacchi

Guess What #3: Energia solare? Ora è in blockchain

A Brooklyn i cittadini che possiedono pannelli solari possono letteralmente “monetizzare” l’energia prodotta, vendendola ai propri vicini.

La start-up LO3 Energy, in partnership con Siemens, sta testando questa nuova applicazione in blockchain con un’App che si chiama Brooklyn Microgrids. In pratica, i cittadini che posseggono un pannello solare possono vendere crediti ai propri vicini senza necessità di intermediazione (a parte l’utilizzo della app ovviamente) e/o senza necessità di rivolgersi alla utility company.

È una vera e propria transazione peer to peer che si avvantaggia della tecnologia blockchain.

Microgrids riduce la quantità di energia che viene dispersa nella trasmissione. Considerate che il 5% dell’energia prodotta negli Stati Uniti viene dispersa nel momento in cui viene trasmessa. Con la nuova applicazione, i cittadini possono controllare le loro operazioni attraverso i contatori che sono connessi in blockchain in modo da registrare le transazioni di energia che vengono scambiate.

Prima o poi si potrà monetizzare in blockchain anche il proprio tempo, anzi si può già fare grazie ad Evancoin, ma ne parliamo al prossimo Guess What…..!!!!

Emanuela Campari Bernacchi

Guess What #2: Se non studi cadi nella rete!

Se pensate di poter barare sul vostro corso di laurea o sui corsi che dite di aver frequentato, ho una pessima notizia per voi.

Il Massachussets Institute of Technology (MIT) ha varato l’utilizzo di blockchain per consacrare l’effettiva partecipazione ad un corso, che sia di laurea o altro. A leggere la notizia il meccanismo parrebbe estremamente semplice, basta caricare su uno dei nodi i certificati per poter garantire una “memoria condivisa”. Mai più code all’ateneo per recuperare il certificato di laurea (se esiste) perché basta la blockchain. Per i mentitori seriali le conseguenze possono essere disruptive, e non solo per chi vuole affacciarsi sul mondo del lavoro. Immaginate un paese come gli Stati Uniti dove coloro che vogliono completare un percorso di formazione a stelle e strisce (e non sono americani) devono presentare il certificato attestante il corso di studi compiuti; se fino ad oggi era consentito il c.d. make-up del CV, ora la rete non perdona, diventa tutto assolutamente trasparente!

In effetti questa blockchain potrebbe non piacere a tanti soprattutto perché trasparenza fa rima con competenza!

Guess What #1: Non è tutto oro quello che luccica (anche se in Blockchain)

Il finanziere Coreano Choi Yong Seuk ha raccolto decine di milioni di dollari per una start-up finanziata in Bitcoin. La start-up aveva come scopo quello di ritrovare un forziere custodito nella nave Dimitri Domskoj, affondata nel Mar Giallo, con un bottino di circa 130 milioni di dollari in lingotti d’oro.

Per finanziare la caccia al tesoro marina il finanziere dopo una ICO, ha piazzato i token a una serie di investitori. Presto svelato sia il trucco sia l’inganno.

Il finanziere è stato fermato dalle autorità, ed a questo punto possiamo dire che non è tutto oro quello che luccica….anche se in blockchain!

Emanuela Campari Bernacchi